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La nuova privacy policy di WhatsApp potrebbe essere considerata illegale

WhatsApp potrebbe presto trovarsi nei guai: la sua nuova privacy policy, che tanto ha fatto discutere, potrebbe essere illegale

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Un paio di mesi fa l’annuncio che WhatsApp avrebbe aggiornato la sua privacy policy aveva fatto largamente discutere. L’intento era quello di indurre l’utente ad accettare (in quanto altrimenti lo stesso non avrebbe potuto usufruire del servizio) un “contratto” che permetteva all’azienda di condividere i dati raccolti all’interno dell’app di messaggistica con Facebook.

Così, si teme che il social di Zuckerberg possa ulteriormente allargare le sue campagne di marketing con la possibilità di offrire servizi pubblicitari affini agli interessi degli utenti o comunque, aumentare la mole di dati privati disponibili su singolo utente.

Ma un’autorità tedesca…

Ma un’autorità tedesca che si occupa della normativa sulla privacy ha avviato un procedimento per bloccare l’aggiornamento della policy con le modalità proposte.

Johannes Caspar, responsabile dell’azione legale avviata, riferisce:

Attualmente c’è motivo di credere che le disposizioni sulla condivisione dei dati tra WhatsApp e Facebook siano destinate ad essere applicate illegalmente, a causa della mancanza di consenso volontario e informato da parte degli utenti. Al fine di prevenire la condivisione illecita di dati, e porre fine alla pressione illegale sul consenso di milioni di persone, è stata avviata una procedura amministrativa formale per proteggere tutti gli utenti interessati.

Ovviamente si spera che l’esito del procedimento avviato si raggiunga prima del 15 Maggio 2021, termine ultimo per cui gli utenti di Whatsapp devono accettare la nuova policy. Nonostante si sia per ora mosso qualcosa solo da parte del garante tedesco, in caso di esito positivo non si esclude che eventuali azioni legali possano avvenire anche nei restanti paesi europei per un effetto “a catena”.

Negli anni passati, Caspar è stato responsabile di aver avviato un altro procedimento legale contro Facebook, proprio per evitare un aggiornamento delle condizioni, simile a quello che è stato proposto negli scorsi mesi.
All’epoca grazie alle azioni intraprese da Johannes la condivisione dei dati era stata fortemente limitata e regolamentata.

Antonio Della Sala

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