Home Editoriale Super Cashback, il governo si divide sul bonus da 1500 euro

Super Cashback, il governo si divide sul bonus da 1500 euro

Dopo i recenti episodi di cronaca in merito alla scalata al Super Cashback, in Parlamento qualcosa inizia a muoversi, tra maggioranza spaccata e opinioni contrastanti

Alle soglie del termine ultimo per erogare il rimborso di dicembre (fissato al 28 febbraio), il piano cashback e tutte le problematiche che gli gravitano attorno approda, infine, in Parlamento, dove arriva una vera e propria spaccatura all’interno della maggioranza.

Il nodo cruciale, al momento, è quello di porre un argine ai pagamenti frazionati in tantissime micro-transazioni – un fenomeno che, nelle ultime settimane, ha colpito soprattutto i benzinai, i quali, arrivati allo stremo, si sono appellati alle varie associazioni di categoria e finanche a Fincommercio.

Il problema, inoltre, è ben noto anche al Tesoro e a PagoPa, i quali, da decreto, sono in grado di controllare l’andamento e la natura delle transazioni, sebbene, con il cambio dell’esecutivo, al momento non siano nella posizione di intervenire.

In questo frangente, sono state tante le voci critiche che si sono levate dai vari partiti di maggioranza e se per qualcuno il sistema generale del cashback va comunque incentivato ma corretto con le opportune modifiche, per altri invece non è che una trovata deleteria, che vive all’insegna dello sperpero di denaro e che andrebbe, in sintesi, abolita.

Le posizioni più critiche sono quelle adottate da Forza Italia, partito che duramente si è espresso contro il  Super Cashback, definendolo uno spreco di denaro che non solo non lederà l’evasione fiscale, ma del quale beneficerà solo chi in precedenza era già avvezzo ai pagamenti elettronici. Secondo Bernini (FI), il passo successivo sarebbe quello di abolire totalmente questo incentivo, con un risparmio di oltre mezzo miliardo di euro.

Posizioni più moderate, invece, quelle di Partito Democratico e Italia Viva. Secondo i due gruppi, il cashback resta uno strumento virtuoso e di grande beneficio nella lotta all’evasione fiscale, che non deve essere assimilato solo ed unicamente ai comportamenti abusivi, ma che, alla luce dei recenti fatti e della voce alzata dalle categorie colpite dalle micro transazioni, necessita di opportune modifiche e, possibilmente, dell’esclusione di chi ha effettuato un largo numero di transazioni con il solo scopo di scalare la classifica dei 100 mila, oltre che introdurre una soglia minima sotto la quale i pagamenti non rientrano nel conteggio del cashback.

Voce fuori dal coro, invece, quella di Librandi e D’Alessandro (IV) che nelle idee sono più vicini a quelle di Forza Italia e chiedono a gran voce che il piano cashback venga abolito, poiché sarebbe una misura inefficiente e costosa, di cui il Paese, in questo momento, non ha bisogno.

Posizioni molto forti e molto lontane tra loro, insomma. Resta da dire che tutti i partiti citati hanno chiesto delle interrogazioni parlamentari proprio per affrontare il problema e cercare di “metterci una pezza” in corso d’opera, sebbene provvedimenti come il congelamento del Super Cashback o l’esclusione dal programma degli ormai noti “furbetti” sembrino, al momento, poco attuabili e irrealistici.

Via: La Repubblica

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