Home Editoriale Lo smartphone non è cancerogeno, lo dicono OMS e IARC

Lo smartphone non è cancerogeno, lo dicono OMS e IARC

L’OMS e l’IARC concordano sul fatto che non ci sia un diretto collegamento tra l’uso di smartphone e l’insorgenza di tumori

L’ultima pubblicazione del World Cancer Report 2020 ha stabilito che non c’è nessuna correlazione diretta tra l’esposizione a fonti elettromagnetiche e la presenza di tumori. Sia l’OMS e l’IARC concordano con il recente report ribadendo che le patologie non sono da attribuire, ad esempio, all’uso di smartphone o di altri apparecchi elettronici o alla vicinanza ad antenne telefoniche.

Nel rapporto pubblicato viene spiegato che “nonostante i notevoli sforzi di ricerca, nessun meccanismo rilevante sul piano della cancerogenesi è stato identificato fino ad oggi per quanto riguarda i campi elettromagnetici a radiofrequenza. Inoltre, la maggior parte della ricerca epidemiologica non indica la cancerogenicità dei campi elettromagnetici a radiofrequenza. Ciò implica che ogni rischio potenzialmente non rilevato dovrebbe essere ridotto dal punto di vista del singolo individuo“.

Questa nuova pubblicazione farà sicuramente discutere in virtù del fatto che sul tema inquinamento elettromagnetico ci sono state negli anni numerose e autorevoli ricerche in tutto il mondo tra cui quella del National Toxicology Program, pubblicato a marzo 2018, e quella dell’Istituto Ramazzini di Bologna, nelle quali si è sperimentato l’effetto delle esposizioni elettromagnetiche su migliaia di cavie.
Queste ricerche hanno invece riscontrato l’insorgere di glioblastomi (forme di tumori del cervello) in cavie esposte a radiofrequenze a 900 MHz (esperimenti del National Toxicology Program, per tutto il giorno ad intermittenza) e a 1800 MHz (ricerca dell’Istituto Ramazzini, per 19 ore al giorno). In una altra pubblicazione (fonte Ministero della Salute francese) è stato dichiarato che il glioblastoma è aumentato di 4 volte fra il
1990 e il 2018. Altre tre ricerche, tuttavia, hanno riscontrato un esito negativo sulle cavie dopo l’esposizione per un periodo di tempo più corto e 2 ore al giorno.

Dal punto di vista giuridico invece, la Corte d’Appello di Torino si è pronunciata a favore della teoria che attribuisce l’incidenza diretta tra l’insorgenza di glioblastomi e l’utilizzo del telefono per molte ore al giorno.

Alla luce delle recenti pubblicazioni bisogna riconoscere come ad oggi la scienza non abbia trovato una risposta certa e nonostante ciò ci prepariamo ad accogliere sempre in più città nuove tecnologie come quella del 5G dei quali, obiettivamente, si conosce ancora poco dal punto di vista dell’impatto biologico.

Ricordiamo ai nostri lettori che è comunque possibile adottare delle strategie per minimizzare l’impatto delle esposizioni elettromagnetiche dei nostri smartphone: non appoggiarli mai all’orecchio tenendoli invece a 5 centimetri, utilizzare quanto il più possibile l’auricolare a filo, impostare la modalità aereo nel telefono durante la notte o spegnere il wifi e non tenere il telefono con le connessioni attive sotto al cuscino o sul comodino; è buona regola inoltre, non tenere il telefono nella tasca dei pantaloni.