La TCG non viene abolita, dalla Corte non è considerata discriminante

Brutte le notizie in arrivo per gli abbonanti mobile, la TCG non viene abolita poiché non ritenuta discriminante dalla Corte

Il tema più chiacchierato sugli abbonamenti mobile è senza alcun dubbio la tassa di concessione governativa, quest’ultima è un vero problema per coloro che stipulano un contratto post-pagato, e sfortunatamente oggi non portiamo buone notizie. Due aziende italiane negli scorsi anni avevano chiesto all’agenzia dell’entrate il rimborso della tassa in quanto ritenuto discriminante nei confronti degli utenti,  penalizzati a seconda del metodo di pagamento. Inutile negare la giusta causa per cui le due aziende nostrane si sono imbattute, ma evidentemente per i giudici della Corte non è cosi.

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Si è stabilito dunque che: “le legislazioni nazionali sono libere di equiparare gli apparati terminali delle comunicazioni alle stazioni radioelettriche, di prevedere un’autorizzazione generale o una licenza per l’utilizzo delle apparecchiature terminali di telefonia mobile terrestre, di equiparare l’autorizzazione o la licenza a un contratto di abbonamento e di prevedere il pagamento della correlativa tassa governativa in relazione a tutte queste ipotesi.

Al momento restano quindi le salate spese aggiuntive dovute alla tassa: 5,16€ al mese sugli abbonamenti dei privati e 12,91€ su quelli delle imprese. Speriamo di vedere in futuro una svolta al riguardo che possa determinare l’abolizione della TCG, anche se attualmente è davvero incerto, ma come dice un detto “la speranza è l’ultima a morire“!

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